Soy Flavia, e come molti di voi sapranno, dall’autunno 2007 vivo a Quito, in Ecuador.
Sono stata volontaria internazionale in servizio civile per la Focsiv presso il Ministero de Ambiente, ora frequento un postgrado universitario alla Facultad de Ciencias Agricolas de l’Universidad de Ecuador e collaboro con Conquito, l’Agencia Municipal de Desarrollo Economico Local di Quito.
Resterò a Quito fino a Luglio 2009, e ci tornerò almeno un’altra volta entro la fine dell’anno.
Alcune informazioni di contesto: l’Ecuador è un paese sudamericano che si affaccia sull’Oceano Pacifico.
Popolazione totale: 13 milioni di abitanti
Popolazione <15 anni: 33%
Mortalità <5 anni: 32‰
Tasso di disoccupazione della popolazione attiva (15-64 anni): 47%
Popolazione alla o sotto la soglia di povertà: 53%
Accesso a servizi igienici adeguati: 31% (16% nelle aree rurali)
Numero stimato di bambini (0-14 anni) affetti da HIV: 35.000
Il 57% dei bambini in età compresa tra uno e quattro anni soffre di denutrizione.
Piccolo antefatto: la famiglia Llasag e il Barrio La Tola Baja
Durante la mia permanenza in Ecuador, ho stretto amicizia con molte persone, colleghi, amici e famiglie ecuadoriane. Tra queste, la famiglia di Milton (avvocato per i diritti indigeni e mio collega al Ministerio) e di Alexandra e dei loro piccoli Maxito e Hanara.
La nostra è una bella e sincera amicizia, tanto che Milton e Alexandra, lo scorso anno, hanno chiesto a me e a Roberto di essere madrina e padrino del Maxito in un indimenticabile battesimo tradizionale quechua sulla sierra a base di trago, agnello e musica da banda .
Sono stati loro ad introdurmi nella realtà di Quito e dei suoi quartieri lontani dal centro historico e dalle zone residenziali, verso la grande e povera periferia sud.
Con loro ho conosciuto il Barrio La Tola Baja, il quartiere popolare dove vivono, composto per lo più da famiglie con 3 o 4 bambini e da molte donne sole con figli a carico,
Gli uomini lavorano sopratutto come manovali, muratori e operai; le donne come donne delle pulizie. Il salario medio di una famiglia è di 200$ che, come capirete, è molto basso anche per gli standard di vita di una città sudamericana.
La qualità urbana è bassa, molte strade non sono asfaltate e i servizi presenti nel barrio sono scarsi. Non esiste un presidio sanitario di quartiere, né una scuola, per cui l’accesso a sanità ed istruzione richiede notevoli sacrifici non solo in termini economici, ma anche per modi e tempi di spostamento in una grande metropoli come Quito.
L’assenza di servizi per l’infanzia è un problema specifico molto sentito dalle famiglie in tutti i quartieri poveri della città: la necessità di lavorare per entrambi i genitori di una famiglia o per le mamme sole, obbliga in molti casi i fratelli e le sorelle più grandi a farsi carico dei più piccoli, spesso saltando la scuola per rimanere a casa o seguendo tutto il giorno le mamme nei loro lavori occasionali su è giù per la città, per accudire i piccoli e permettere alle loro madri di guadagnarsi da vivere.
L’Asilo Comunitario di San Juan Bosco
L’Asilo comunitario di San Juan Bosco nasce nel 2005 seguito di un evento drammatico: una mattina una bambina di tre anni, accudita dal fratellino di poco più grande tenuto a casa da scuola perché la mamma sola doveva lavorare, precipita dal terzo piano e muore.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso: il quartiere si mobilità e chiede all’INFA, l’Istituto per l’Infanzia e la Famiglia dell’Ecuador di sostenere la nascita di un asilo comunitario in uno spazio di proprietà della cooperativa edilizia San Juan Bosco messo a disposizione gratuitamente per tutto il quartiere.
L’INFA ci ha messo un po’ di soldi per l’autocostruzione dell’asilo da parte degli abitanti stessi del quartiere attraverso forme di lavoro comunitario (in Ecuador chiamano “minga” il lavoro collettivo a favore della comunità attraverso la messa a disposizione del proprio tempo libero); dopodichè ha bandito una specie di selezione aperto a tutte le mamme del quartiere per un corso che ha formato una decina di loro come educatrici d’infanzia. Le tre che hanno dimostrato una certa capacita sono state messe a capo dell’asilo comunitario: la direttrice, che assiste anche i bambini più grandi nei compiti, la maestra dei bambini dai 2 ai 5 anni (nonché del nostro maxi) e la maestra del nido (bambini da 0 a 2 anni). Oltre ad una signora che fa la cuoca.
La struttura dell’asilo comunitario si trova in cima ad collina sopra i condomini San Juan Bosco.
La strada per arrivarci è in salita, sterrata e quando piove (spessissimo a 3.000 mt all’equatore…) diventa scivolosa e di difficile transito.
L’asilo ha tre ambienti.
Il primo di poco meno di 50 mq è utilizzato per i bambini dai 2 ai 5 anni e svolge nello stesso tempo la funzione di dormitorio (con 2 materassini), oltre ad ospitare una cucina piccolina e un bagnetto. Qui i bambini sono 23-25.
Poi c’è un’altra stanza dove lavora la mastra Carmen con 9 bambini del nido.
Al pomeriggio in uno stanzino piccolissimo ci vanno una decina di bambini a fare doposcuola.
Dalle foto potete rendervi conto della situazione di cattiva manutenzione in cui versa tutta la struttura.
Le 4 donne che lavorano nell’asilo ricevono un compenso di 140 dollari, senza nessuna distinzione: questi stipendi vengono pagati dall’autotassazione dei genitori (circa 10 dollari al mese per ogni bambino, con una regola tacita per cui chi ha mette anche per chi non ha).
Dall’INFA, l’asilo riceve 500 dollari al mese: questo denaro viene utilizzato per comprare i generi alimentari indispensabili, ma sono risorse insufficienti. Tant’è che l’asilo comunitario ha enormi difficoltà di sostenibilità economica, non ce la fa a garantire un servizio sufficiente e ha accumulato diversi debiti in questi 4 anni.
Cosa vogliamo fare?
Io e Maria, una mamma italiana mia amica, stiamo proponendo una sorta di “adozione” dell’asilo comunitario di San Juan Bosco. Ci rivolgiamo a uomini e donne, ragazzi e ragazze interessati a costruire, in maniera semplice e diretta, rapporti solidari tra il nord ed il sud del mondo, tra l’Italia e l’Ecuador. Con un gesto concreto.
Con un contributo mensile, d’accordo con le famiglie dei bambini e con le maestre, vorremmo, in ordine di priorità, contribuire a:
> estinguere i debiti
> garantire una maggiore continuità retributiva alle donne che lavorano all’asilo. Sono fortemente demotivate, dato che non percepiscono (o meglio di non si pagano loro stesse) a volte per periodi di 3 o 4.
> inserire nell’organico dell’asilo una maestra per i bambini più grandi per le attività di doposcuola
> sostenere le spese di un medico almeno una volta ogni 15 giorni visiti i bambini
> comprare pannolini
> comprare materiale didattico e ludico
> Introdurre nell’alimentazione spuntini pomeridiani e mattutini per i bambini
> comprare giochi da giardino per l’esterno
> migliorare la struttura attraverso lavori di manutenzione e la costruzione di un’aula più grande perché come ci ha detto una maestra “i bambini sono messi come i cuyes in una piccola gabbia”
Come si fa?
E’ semplice.
Entro ogni 30 del mese occorre portare il proprio contributo al Centro Parrocchiale di Santa Maria della Stella a Terlizzi (rivolgersi a Don Michele Bernardi o a Maria Sigrisi). Oppure, se non siete di Terlizzi, potete contattare Roberto (mio marito) che lavora a Bari e potete organizzarvi.
Il contributo minimo è di 10 euro al mese, garantendo la disponibilità al contributo per almeno un anno.
Don Michele Bernardi provvedera a raccimolare ogni mese tutti i soldi e a fare un bonifico.
Se volete, potete fare direttamente un bonifico al numero di conto scritto qui sotto:
3173960200 (Banco Pichincha)
intestato a Dolores Alexandra Veloz Sanchez
Causale: Asilo San Juan Bosco, Quito - Ecuador
Perché lo facciamo?
Vogliamo dare un aiuto concreto all’asilo comunitario, ma anche costruire una relazione tra persone ed esperienze.
Garantiremo (io personalmente fino a quando ci sono e nei prossimi viaggi, i miei amici ecuadoriani e le maestre) una relazione stabile dell’asilo con tutti i sostenitori dell’adozione.
Invieremo lettere e disegni dei bambini, piccoli video sulle attività, diari e resoconti, bilanci per la trasparenza sulle cose acquistate, e così via.
Immaginiamo che potrebbe essere molto bello, in futuro, avviare una sorte di patto di solidarietà tra l’Asilo San Juan Bosco e un asilo di Terlizzi.
Información de contacto
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Lugar: |
Quito, Ecuador |