fioreventidue

La Casa a Colori di Rombi e Flavia
martedì, 16 giugno 2009

La linea d'Ombra

postato da: rombi alle ore giugno 16, 2009 21:49 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: 2009
venerdì, 12 giugno 2009

L'Incompleta Analisi del Voto di Rombi

1) Il risultato di Sinistra e Libertà è un consenso su Vendola (amministratore moderno, poeta, uomo di sinistra, omosessuale), più che sul progetto politico.

2) Guarda la Puglia, se ne vuoi conferma: a Bari, nei Comuni, alla Provincia a tirare la liste e ad essere eletti sono i candidati socialisti.

3) Dico una cosa: se a Bari un assessore regionale da solo fa eleggere il figlio e il presidente della regione + tutti gli altri non riescono ad eleggere un loro uomo, vuol dire che c'è un problema.

3) Il più grande errore sarebbe attendere gli eventi. Come il congresso del PD. Il cambiamento, con ogni probabilità, non ci attenderà.
4) Nel mondo nuovo i contenitori valgono meno degli uomini e delle idee
5) La modernità è caratterizzata dalla velocità dei processi sociali e politici. Da qui a qualche mese potrebbe cambiare tutto.

6) Se la Serracchiani con un intervento azzeccato nei toni più che nei contenuti e e qualche giorno di popolarità su youtube aspira a diventare la vicesegretaria del PD, a Vendola cosa dobbiamo fargli fare?

7) Per affrontare il futuro, bisogna mettere da parte le categorie politiciste con cui i mandarini stanno elaborando la loro analisi del voto.

8) Vendola è un patrimonio per tutta l'area progressista, non solo per noi. L'Obama italiano, dice Minervini.

9) La Puglia, e l'esperienza del governo Vendola, sono un laboratorio politico istituzionale e politico per tutta l'Italia.

10) Questa cosa è ancora più vera, se Michele Emiliano vince. Quindi, impegniamoci a farlo vincere

9) Non manutenere il tuo recinto, alza le vele e salpa nel mare aperto.

11) A Taranto Vecchia Sinistra e Libertà ha preso 2 voti. Di numero.
12) Non innamoratevi dei vostri progetti tanto da non poterli riformulare o abbandonare sorridendo.
postato da: rombi alle ore giugno 12, 2009 20:10 | link | commenti | commenti
categorie: sx , left, obama, espiritos calientes
lunedì, 08 giugno 2009

Va bene così

In ricordo di una chiaccherata importante


postato da: rombi alle ore giugno 08, 2009 19:15 | link | commenti | commenti
categorie: terlizzi-quito, 2009, backinthecity
domenica, 07 giugno 2009

Pettinatura Utile

A queste latitudini, si vota.
Per l'europa, la provincia, da qualche parte per il comune.
Noi sosteniamo il sogno utile. Batti-quorum. Aggiornamenti a breve.

Oggi sono andato dal barbiere a rimettermi in sesto dopo mesi di clandestinità barbuta, e prepararmi a seggio e scrutini. Solitamente il sabato nn ci vado mai perchè c'è casino, ma mi trovavo a passare zona cattedrale e sono entrato.
Pino, il mio barbiere, ha sempre voglia di parlare. Credo sia una vera e propria policy della categoria. Ogni volta mi interroga sulla politica locale, sul Presidente, mi spiega pezzo per pezzo il disco che stiamo ascoltando, e tua moglie è tornata, e così via. Oggi, chiacchiera chiacchiera, siamo rimasti che gli porto da leggere l'autobiografia di Obama.
La cosa nuova era che Gaetano, il neo-garçon di Pino (e Luca, che fine ha fatto?), ha importato nella decennale ed onorata attività una moda curiosa. Si chiama "pettinatura", ed è l'abitudine -pare- di ragazzi giovanissimi di 15-20 anni di mettere a punto il capello a colpi di piastra, spazzole e spume, il sabato nel tardo pomeriggio, in vista della serata.
10 minuti, non di più, sotto le mani veloci del nuovo giovane hairstylist, per la modica cifra di 5 €, et voilà: testa nuova, con arditi doppitagli, crestini, onde e ciuffi antigravitazionali.
7 clienti su 10 erano giovani venuti convintamente a pettinarsi.

Ora. Io non sono un bacchettone moralista. Anzi. Ed il punto non è, ovviamente, il gusto estetico di un taglio di capelli rispetto ad un altro. Quelli, d'altronde, ognuno li porta come crede. E lo dice uno che ha portato per anni un pagliaio sulla testa.
La questione è questa esasperata e capillare attenzione all'immagine, all'apparire e all'esteriorità, di cui una generazione nata a pane e reality mi sembra, nello stesso tempo, artefice e vittima.
Questi pischelli, tutti, nelle loro teste e nei loro tagli di capelli, potenziali tronisti di provincia, mi hanno fatto impressione. E con la mia camicia a quadri fuori dai jeans un po' sformata, mi sono messo anche un po' imbarazzo.
Anche Pino mi da ragione, quando gli faccio notare con una battuta la mutazione antropologica della sua clientela. E, facendo una lunga boccata alla sigaretta, mi fa: devi vedere quando mi chiedono di aggiustargli le sopracciglia...
postato da: rombi alle ore giugno 07, 2009 03:02 | link | commenti | commenti
categorie: glocal, sx , obama, 2009
giovedì, 04 giugno 2009

La Puglia del Futuro

Un torre mediovale, un ex mattatoio, un ex convento, un vecchio capannone abbandonato...

Posti belli, grandi, funzionali, moderni...

A metterli in fila, i posti che stiamo recuperando fa la sua impressione, l'operazione Laboratori Urbani.

To Do List:

1) Raccontare

2) Sostenere

3) Mettere in rete

Stay Tuned


postato da: rombi alle ore giugno 04, 2009 16:45 | link | commenti | commenti
categorie: espiritos calientes, 2009
domenica, 31 maggio 2009

Al Festiva dell'Economia

di Trento.

Ieri pensavo che il Pedavena è il locale extrapuglia dove sono stato più volte in vita mia.

Ho abitato in questa valle in un periodo importnte della mia vita, ci sono indissolubilmente legato, al trentino.

E mentre Magma tenta di scassinare la Porta Segreta della Casa Senza Luce, un piccolo aggiornamento vista valle.

Ogni tanto torniamo qui, come un pellegrinaggio verso un mitico nord. A base di weis, stinco di maiale, stupore per l'organizzazione, civiltà e differenze da sottolineare.

Prendi una città e trasformala per qualche giorno in un palcoscenico attrezzato per ospitare relatori da tutto il mondo, premi nobel, studenti, ricercatori, turisti curiosi, politici. Migliaia di persone, coinvolte in una nuova forma di mobilità turistica.

Il Festival dell'Economia di Trento è uno splendido esempio di come si fanno le cose per bene, inventando soluzioni organizzative semplici e geniali e proponendo una 4 giorni interessante e unica, ma non pomposa, in un clima sereno, quasi familiare. A misura d'uomo, dicono i giornalisti.

Noi prendiamo appunti e scattiamo qualche foto per imparare come si fa. Intanto, oggi, ascoltiamo Irene Tinagli parlare di talento e politiche di sviluppo.

Sempre che Magma varchi la soglia.
postato da: rombi alle ore maggio 31, 2009 11:11 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: geografia, glocal, 2009, backinthecity
giovedì, 21 maggio 2009

Post, la fabbrica del domani

Vittorio e i suoi amici sono un gruppo di giovani architetti, designer, artisti e operatori culturali di Bari e dintorni. Progettano, costruiscono, scrivono, costruiscono reti di cittadini. E hanno pure un negozio.
Complice il subcomandante Franko, ci hanno tirato dentro la loro impresa: recuperare un grande immobile dismesso a Bari e trasformarlo nel POST, uno spazio per il design, l'arte, la cultura e l'innovazione a disposizione della città e dei cittadini. Lo spirito un po' Knos, un po' Esterni, un po' BS.
Noi non possiamo dire no al loro entusiasmo, e dopo una riunione piena di energia e suggestioni qualche giorno fa, Vittorio vuole farci vedere il POST(o). Ci passa a prendere in ufficio, e partiamo per la nostra esplorazione urbana che quasi tramonta.
Ci addentriamo nel porto e raggiungiamo Molo Pizzoli. Da lì, il Castello Svevo di fronte, guardiamo la città da fuori e, sarà la luce, sarà il silenzio, entriamo di in una atmosfera surreale fatta di acqua attorno, scafi da ricchi, piccole barche, pescatori solitari, relitti scenografici consumati dalla salsedine e dal tempo.
Il POST(o) è un vecchio deposito per lo scarico del pesce in fondo al molo. Enorme. Sicuramente utilizzato fino a 10-15 anni fa, ha una superficie coperta di almeno 1.500 mq divisi in ambienti di varie dimensioni e gradi spazi asfaltati all'esterno Con il marea attorno. Come London's Doks, ma mediterraneo.
Facciamo un giro ed è tutto un t'immagini qui. Vestiamo i panni del geometra e partiamo con le stime: per mettere a posto il POST ci vogliono molti, molti soldi. Noi partiamo con la rete. Quella non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è il sub.
Sempre che tra un po' mio padre non vada dal benzinaio e si senta dire: Severì, disch ka fegghiet s'a và accathet u' port d Ber!



postato da: rombi alle ore maggio 21, 2009 23:00 | link | commenti | commenti
categorie: geografia, spazi, espiritos calientes
mercoledì, 20 maggio 2009

Asilo San Juan Bosco - Quito, Ecuador

Soy Flavia, e come molti di voi sapranno, dall’autunno 2007 vivo a Quito, in Ecuador.

Sono stata volontaria internazionale in servizio civile per la Focsiv presso il Ministero de Ambiente, ora frequento un postgrado universitario alla Facultad de Ciencias Agricolas de l’Universidad de Ecuador e collaboro con Conquito, l’Agencia Municipal de Desarrollo Economico Local di Quito.

Resterò a Quito fino a Luglio 2009, e ci tornerò almeno un’altra volta entro la fine dell’anno.



Alcune informazioni di contesto: l’Ecuador è un paese sudamericano che si affaccia sull’Oceano Pacifico.

Popolazione totale: 13 milioni di abitanti

Popolazione <15 anni: 33%

Mortalità <5 anni: 32‰

Tasso di disoccupazione della popolazione attiva (15-64 anni): 47%

Popolazione alla o sotto la soglia di povertà: 53%

Accesso a servizi igienici adeguati: 31% (16% nelle aree rurali)

Numero stimato di bambini (0-14 anni) affetti da HIV: 35.000

Il 57% dei bambini in età compresa tra uno e quattro anni soffre di denutrizione.



Piccolo antefatto: la famiglia Llasag e il Barrio La Tola Baja

Durante la mia permanenza in Ecuador, ho stretto amicizia con molte persone, colleghi, amici e famiglie ecuadoriane. Tra queste, la famiglia di Milton (avvocato per i diritti indigeni e mio collega al Ministerio) e di Alexandra e dei loro piccoli Maxito e Hanara.

La nostra è una bella e sincera amicizia, tanto che Milton e Alexandra, lo scorso anno, hanno chiesto a me e a Roberto di essere madrina e padrino del Maxito in un indimenticabile battesimo tradizionale quechua sulla sierra a base di trago, agnello e musica da banda .

Sono stati loro ad introdurmi nella realtà di Quito e dei suoi quartieri lontani dal centro historico e dalle zone residenziali, verso la grande e povera periferia sud.

Con loro ho conosciuto il Barrio La Tola Baja, il quartiere popolare dove vivono, composto per lo più da famiglie con 3 o 4 bambini e da molte donne sole con figli a carico,

Gli uomini lavorano sopratutto come manovali, muratori e operai; le donne come donne delle pulizie. Il salario medio di una famiglia è di 200$ che, come capirete, è molto basso anche per gli standard di vita di una città sudamericana.

La qualità urbana è bassa, molte strade non sono asfaltate e i servizi presenti nel barrio sono scarsi. Non esiste un presidio sanitario di quartiere, né una scuola, per cui l’accesso a sanità ed istruzione richiede notevoli sacrifici non solo in termini economici, ma anche per modi e tempi di spostamento in una grande metropoli come Quito.

L’assenza di servizi per l’infanzia è un problema specifico molto sentito dalle famiglie in tutti i quartieri poveri della città: la necessità di lavorare per entrambi i genitori di una famiglia o per le mamme sole, obbliga in molti casi i fratelli e le sorelle più grandi a farsi carico dei più piccoli, spesso saltando la scuola per rimanere a casa o seguendo tutto il giorno le mamme nei loro lavori occasionali su è giù per la città, per accudire i piccoli e permettere alle loro madri di guadagnarsi da vivere.



L’Asilo Comunitario di San Juan Bosco

L’Asilo comunitario di San Juan Bosco nasce nel 2005 seguito di un evento drammatico: una mattina una bambina di tre anni, accudita dal fratellino di poco più grande tenuto a casa da scuola perché la mamma sola doveva lavorare, precipita dal terzo piano e muore.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso: il quartiere si mobilità e chiede all’INFA, l’Istituto per l’Infanzia e la Famiglia dell’Ecuador di sostenere la nascita di un asilo comunitario in uno spazio di proprietà della cooperativa edilizia San Juan Bosco messo a disposizione gratuitamente per tutto il quartiere.

L’INFA ci ha messo un po’ di soldi per l’autocostruzione dell’asilo da parte degli abitanti stessi del quartiere attraverso forme di lavoro comunitario (in Ecuador chiamano “minga” il lavoro collettivo a favore della comunità attraverso la messa a disposizione del proprio tempo libero); dopodichè ha bandito una specie di selezione aperto a tutte le mamme del quartiere per un corso che ha formato una decina di loro come educatrici d’infanzia. Le tre che hanno dimostrato una certa capacita sono state messe a capo dell’asilo comunitario: la direttrice, che assiste anche i bambini più grandi nei compiti, la maestra dei bambini dai 2 ai 5 anni (nonché del nostro maxi) e la maestra del nido (bambini da 0 a 2 anni). Oltre ad una signora che fa la cuoca.



La struttura dell’asilo comunitario si trova in cima ad collina sopra i condomini San Juan Bosco.

La strada per arrivarci è in salita, sterrata e quando piove (spessissimo a 3.000 mt all’equatore…) diventa scivolosa e di difficile transito.

L’asilo ha tre ambienti.

Il primo di poco meno di 50 mq è utilizzato per i bambini dai 2 ai 5 anni e svolge nello stesso tempo la funzione di dormitorio (con 2 materassini), oltre ad ospitare una cucina piccolina e un bagnetto. Qui i bambini sono 23-25.

Poi c’è un’altra stanza dove lavora la mastra Carmen con 9 bambini del nido.

Al pomeriggio in uno stanzino piccolissimo ci vanno una decina di bambini a fare doposcuola.

Dalle foto potete rendervi conto della situazione di cattiva manutenzione in cui versa tutta la struttura.

Le 4 donne che lavorano nell’asilo ricevono un compenso di 140 dollari, senza nessuna distinzione: questi stipendi vengono pagati dall’autotassazione dei genitori (circa 10 dollari al mese per ogni bambino, con una regola tacita per cui chi ha mette anche per chi non ha).

Dall’INFA, l’asilo riceve 500 dollari al mese: questo denaro viene utilizzato per comprare i generi alimentari indispensabili, ma sono risorse insufficienti. Tant’è che l’asilo comunitario ha enormi difficoltà di sostenibilità economica, non ce la fa a garantire un servizio sufficiente e ha accumulato diversi debiti in questi 4 anni.



Cosa vogliamo fare?

Io e Maria, una mamma italiana mia amica, stiamo proponendo una sorta di “adozione” dell’asilo comunitario di San Juan Bosco. Ci rivolgiamo a uomini e donne, ragazzi e ragazze interessati a costruire, in maniera semplice e diretta, rapporti solidari tra il nord ed il sud del mondo, tra l’Italia e l’Ecuador. Con un gesto concreto.

Con un contributo mensile, d’accordo con le famiglie dei bambini e con le maestre, vorremmo, in ordine di priorità, contribuire a:

> estinguere i debiti

> garantire una maggiore continuità retributiva alle donne che lavorano all’asilo. Sono fortemente demotivate, dato che non percepiscono (o meglio di non si pagano loro stesse) a volte per periodi di 3 o 4.

> inserire nell’organico dell’asilo una maestra per i bambini più grandi per le attività di doposcuola

> sostenere le spese di un medico almeno una volta ogni 15 giorni visiti i bambini

> comprare pannolini

> comprare materiale didattico e ludico

> Introdurre nell’alimentazione spuntini pomeridiani e mattutini per i bambini

> comprare giochi da giardino per l’esterno

> migliorare la struttura attraverso lavori di manutenzione e la costruzione di un’aula più grande perché come ci ha detto una maestra “i bambini sono messi come i cuyes in una piccola gabbia”





Come si fa?

E’ semplice.

Entro ogni 30 del mese occorre portare il proprio contributo al Centro Parrocchiale di Santa Maria della Stella a Terlizzi (rivolgersi a Don Michele Bernardi o a Maria Sigrisi). Oppure, se non siete di Terlizzi, potete contattare Roberto (mio marito) che lavora a Bari e potete organizzarvi.

Il contributo minimo è di 10 euro al mese, garantendo la disponibilità al contributo per almeno un anno.

Don Michele Bernardi provvedera a raccimolare ogni mese tutti i soldi e a fare un bonifico.

Se volete, potete fare direttamente un bonifico al numero di conto scritto qui sotto:



3173960200 (Banco Pichincha)

intestato a Dolores Alexandra Veloz Sanchez

Causale: Asilo San Juan Bosco, Quito - Ecuador



Perché lo facciamo?

Vogliamo dare un aiuto concreto all’asilo comunitario, ma anche costruire una relazione tra persone ed esperienze.

Garantiremo (io personalmente fino a quando ci sono e nei prossimi viaggi, i miei amici ecuadoriani e le maestre) una relazione stabile dell’asilo con tutti i sostenitori dell’adozione.

Invieremo lettere e disegni dei bambini, piccoli video sulle attività, diari e resoconti, bilanci per la trasparenza sulle cose acquistate, e così via.

Immaginiamo che potrebbe essere molto bello, in futuro, avviare una sorte di patto di solidarietà tra l’Asilo San Juan Bosco e un asilo di Terlizzi.





Información de contacto













Dirección de correo electrónico:

Lugar:
Quito, Ecuador

postato da: flaviau alle ore maggio 20, 2009 07:10 | link | commenti | commenti
categorie: terlizzi-quito
domenica, 17 maggio 2009

Dimanche a Bamako



in attesa della Nostra Partenza
postato da: rombi alle ore maggio 17, 2009 20:17 | link | commenti | commenti
categorie:
lunedì, 11 maggio 2009

Meraviglioso

postato da: rombi alle ore maggio 11, 2009 11:46 | link | commenti | commenti
categorie: terlizzi-quito
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